Vademecum ironico ma serio per trovare il maestro di tango che fa per te…

Se non avete mai ballato il tango  oppure avete già fatto qualche mese di lezione, ma non vi sapete orientare nella giungla di maestri che vi offre la città, abbiamo buttato giù un piccolo decalogo semiserio per aiutarvi nella vostra scelta. Investite in buone basi!

1. Valutate l’esperienza di un maestro in base agli anni di ballo; ma non solo. In base a come balla; ma non solo. Un buon ballerino può non essere un buon maestro, un po’ come un buon giocatore di calcio potrebbe non essere un buon allenatore. Quindi, osservate la sua didattica, la sua empatia, quanto tempo dedica a seguirvi, quanto le sue correzioni vi chiariscano il concetto cui dovete arrivare. Se lo avete chiaro in testa, con un po’ di pazienza arriverà anche al corpo.

2. Osservate come balla con le/i principianti, specie se è un uomo: se è in grado di tirar fuori un tango gradevole anche con passi semplici e con qualcuno che è alle prime armi, vuol dire che sa “ascoltare” il partner di ballo ed adeguarsi alle sue esigenze.

3. Siate sinceri con voi stessi e tenete conto della sua sincerità didattica. Un buon maestro dosa incoraggiamenti e correzioni, per darvi la misura della vostra reale progressione. Sa farvi pazientare, se siete smaniosi di passare al livello successivo, qualora sia convinto che sia presto. Non vi mortifica se desiderate fare qualcosa di nuovo, ma non prende nemmeno in giro la vostra intelligenza, mettendovi nel ruolo di maestri, dopo appena tre mesi di studio. Pensate ai dieci ballerini di tango più bravi al mondo: dopo soli 3 mesi non insegnavano di certo. Nemmeno dopo un anno, se è per questo. Fate due più due.

4. Chiedete informazioni sulle persone con cui studia. N.B. Non abbiamo scritto “sulle persone con cui ha studiato”, ma su quelle con cui continua a studiare e perfezionarsi con metodo. Un buon maestro continua ad essere un allievo: la sua formazione non si ferma mai ed è in continuo aggiornamento, non fosse altro perché anche il tango è in costante evoluzione. Vi rivolgereste ad un commercialista che l’ultima cosa che ha studiato sono gli esami di economia dell’Università, senza mai fare aggiornamento?! Ecco.

5. Osservate i suoi allievi: sicuramente nei passi, ma anche nella musicalità, nella capacità di stare in pista con educazione. Un buon maestro insegna a camminare, a rispettare il partner di ballo, a rispettare le altre coppie che ballano, a muoversi con correttezza in sala. Poi, solo poi, insegna come fare le figure. Belle. Per fare brutte figure nessuno di noi ha bisogno di pagare dei maestri. Appunto!

6. Il “vero maestro” non insegna il “vero tango”: ergo, diffidate dei “guru” della verità assoluta tanguera (che di solito posseggono solo loro). La verità non è mai una sola. Nel tango ci sono alcuni pochi dogmi e molti stili personali. L’onestà vuole che si chiarisca questo aspetto a lezione e che possano essere presi in considerazioni differenti modi per comunicare, magari dichiarando che nella scuola se ne predilige uno specifico. Il tango più diffuso, comunque, è il Tango Salon, un altro stile abbastanza diffuso è il Milonguero. Di solito i due hanno abbastanza punti di contatto da poterli mescolare in virtù delle esigenze in sala. Una buona idea può essere quella di cominciare, dedicandosi a un solo stile, per affacciarsi anche agli altri quando si sono raggiunte delle basi sicure.

7. Il tango non è una coreografia o una sequenza di passi a memoria. Richiede una comunicazione  fra uomo e donna, tale per cui ogni donna dovrebbe arrivare a capire la guida di ogni uomo (e viceversa) attraverso il linguaggio del corpo. Il tango richiede improvvisazione per gestire gli spazi in sala, altrimenti vi accorgerete ben presto che andrete a sbattere contro gli altri. Se vi insegnano soltanto strutture di coppia a memoria, senza offrirvi strumenti per affinare questa sensibilità, siete nella scuola sbagliata.

8. Diffidate da quelle scuole che per pubblicizzarsi enfatizzano gli aspetti sensuali/sessuali del tango, gli aspetti meramente esteriori, l’insegnamento di passi scenografici e salti, quando ancora non si sa nemmeno come abbracciarsi. Il tango ha un’essenza che è altrove: la sensualità, gli spacchi, i tacchi e lo “ sguardo piaccionico ” possono essere elementi divertenti che talvolta lo accompagnano, ma non il motivo per cui state andando a lezione. Non fatevi prendere in giro!

9. Nel tango ci sono due ruoli: l’uomo conduce, la donna segue. Se vi insegnano a condurre la donna usando la forza fisica, c’è qualcosa che non torna. Se vi dicono che chi segue dovrebbe sedurre, andate a farvi una birra.

10. Infine, un ultimo suggerimento…il tango è un ballo sociale! Ci si iscrive in una scuola per impararlo al punto da poter cominciare a divertirsi con esso e poter socializzare attraverso di esso. La voglia di progredire viene di conseguenza. Non si impara con quattro lezioni al volo, ma regala grandi emozioni una volta appreso almeno nelle sue basi.

Per questa ragione, diffidate da chi ve lo propone con l’atteggiamento serioso e superiore di chi vi sta spiegando come si esegue un’operazione a cuore aperto (essere seri è cosa differente da essere seriosi), così come da chi vi mette a fare balli di gruppo col sottofondo del “ballo del qua qua”. Cioè, se volevate ballare “il ballo del qua qua”, andavate a fare il corso di “ballo del qua qua”, no?!

Ci siamo capiti.

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