Le origini del Tango

Il tango ha attraversato tutto il XX Secolo, è stato il ballo degli ultimi cento anni e, nell’opinione di Martha Graham, il più bello. Secondo Jorge Luis Borges, uno dei motivi della sua resistenza, è quello di aver saputo tradurre l’indignazione in musica, o, forse, il suo fascino sta nel fatto che, per quanto se ne discuta, “ come tutto ciò che è genuino, continuerà a nascondere un segreto “.

Borges non sbaglia: in parte il tango è segreto, gli stranieri non riescono a comprendere come informazioni sottili e passi complessi possano comunicarsi dall’uomo alla donna, senza alcuna parola.

Ma non solo il ballo racchiude un segreto; anche l’origine del tango pare avvolta da un mistero, a tal punto intricate sembrano essere le sue radici etniche, geografiche e culturali.

Il tango è musica, cultura, letteratura e ballo.  La cultura e l’umanesimo del tango sono fenomeni che caratterizzano la Buenos Aires di fine Ottocento, nascono da influenze culturali di origini africane, europee, sudamericane ed argentine: si mescolano nozioni di ballo provenienti dal Congo, attraverso neri originari dell’Africa, neri nati in Argentina, elementi di cultura europea, attraverso immigrati provenienti da Spagna e Italia, ed europei nati in Argentina, elementi culturali di ex mandriani provenienti dalle pampas in cerca di lavoro, influenze andaluse dei gauchos , come il taconeo , influenze musicali dell’habanera attraverso i marinai provenienti da Cuba ( che si stabiliscono prevalentemente in Uruguay a Montevideo).

Emigranti del Tango da Genova Buenos Aires - Celeste Tango asd Genova, lezioni di tango a Genova e diffusione della cultura argentina a Genova

Immagine tratta dalla Agenda per i soci intitolata" da Genova al Sud America" del CRALal

Senza dimenticare una menzione degli elementi culturali portati dalle zone rurali dell’Argentina nella capitale, di cui ancora oggi esistono molteplici testimonianze (dal ballo del Chamamé al culto dello spirito di Guachito Gil ai piatti di tradizione dell’interno come il ben noto asado, per fare semplici esempi).

Buenos Aires è stata, ed è tutt’oggi, la patria del tango. Una città che contiene l’aria nel suo nome: i fondatori si riferivano alla brezza, ma “aria” è anche musica. In questo caso, una musica che ha fatto ballare il mondo; i contributi di tutte le culture che si mescolavano in questo crocevia fin dalla fine del 1800, si fusero a creare milonga, canyengue e tango.

Le prime persone a creare e ricreare il tango, appartenevano alle classi popolari, persone con vite ai margini: origini nere, ambienti poveri e quartieri malfamati, con collegamenti al crimine e alla prostituzione, ma tutti alla ricerca di una piena dignità e di una piena espressione artistica e sentimentale.

Immagine tratta dall'agenda soci CRALal 2014

Se all’origine il tango poteva essere ridotto ad un contesto di bettole e bordelli, creato da persone di origini rozze quali italiani immigrati, bakongo, andalusi, che potevano ballare per sesso o per mettersi in mostra, difficilmente sarebbe sopravvissuto se i migliori non avessero ballato per il ballo in sé, creando nuovi passi che davanti al pubblico rendeva il loro status ininfluente a favore della loro espressione artistica.

Una delle caratteristiche, infatti, che contribuiscono ancor oggi a rendere il tango differente dalle altre danze popolari è l’improvvisazione: i milongueros, come i musicisti jazz, apprezzano il fatto che le figure vengano ogni volta modificate nelle successive transizioni.

Il tango viene spesso bollato come ballo della sensualità o dell’erotico; in realtà, ha a che fare con una sensazione più intima: un abbraccio, una pausa. Nel tango si aspetta. Non ci si butta in pista come in tutti gli altri generi per cominciare alla primissima battuta. Ci si immerge nell’atmosfera, nella melodia, nel respiro.

A livello musicale, si ritiene che il primo genere a nascere fu la milonga , che emerse intorno agli anni settanta dell’Ottocento; sbagliato sarebbe considerarla una semplice anticipazione del tango: essa aveva sue peculiarità che la distinguevano dal tango, con una sua specifica tradizione e azione.

Si ritiene che essa arrivò in Argentina dagli schiavi giunti dall’Angola; con questo termine – già nel XVII secolo, si indicava una “discussione” ma anche un incitamento o una ribellione verbale nei confronti dell’autorità.  Questa vasta gamma di significati mise radici nella regione rioplatense, tramutandosi in sfide di canto e duelli di tamburi dei gauchos appiedati ( compadres ) che cercavano lavoro nella B.A. del 1860.

Accanto a queste sfide vocali , cominciarono ad aggiungersi movimenti taglienti, e dalle payadas , si giunse alle milongas, affascinanti a tal punto che persino Borges si mise a comporne, puntando il suo sguardo interamente sul coraggio di questi giovani tenaci e del codice d’onore cui si ispiravano. La milonga diventava così progressivamente una danza di città, a partire dal 1870 circa. A livello ritmico, la milonga ereditò i quattro tempi dell’habanera, in cui l’accento cadeva a note alternate; ma nel passaggio alla milonga le quattro note si fecero tutte forti, mentre la velocità del tempo raddoppiava. La milonga aveva poi  qualcosa in comune anche con il  candombe, che forniva i tratti sincopati e la battuta in levare. Intorno ai primi anni del ’900 il tango prese il sopravvento sulla milonga, eclissandola nella fama sulle scene internazionali; ma essa non andò dispersa, tant’è che le orchestre argentine del XX secolo eseguivano – rispettando le differenze stilistiche – tanto le milonghe, tanto i tanghi. Nel primo ventennio del Novecento, pertanto, il tango prese il sopravvento, ma la milonga continuò a vivere fra la gente di colore in una piccola selezione di dancing club. La sua rinascita avvenne intorno agli anni trenta, in primo luogo come reazione alla “piega di tristezza” che prese il tango con la nascita del tango cancìon, ma soprattutto con la composizione di Milonga Sentimental nel 1931: una milonga dove si parla d’amore, ma dal punto di vista della donna, con forti accenti musicali a creare una antifona fra le parole “uomo” e “forse”. In questi anni, inoltre, nasce la milonga con traspié (contrapposta alla milonga lisa ): negli anni quaranta, infatti, i più bravi ballerini trovarono il modo di conciliare il ritmo del candombe (in tre tempi) con quelli della milonga (in quattro) inserendo tre passi su due note. E questa si presume sia la nascita di questa variante oggi conosciutissima.

Buenos Aires e Montevideo riconoscono l’importanza del tango chiamando milongas le sale da ballo in cui esso si balla e milongueros i danzatori devoti a tale ballo e allo stile di vita che esso comporta (a fronte del termine tangueros che indica più correttamente gli amanti del genere musicale tango).

Anche il tango, che trae elementi di origine da ritmi afrocubani quali candombe, habanera e da tradizioni europee, ha una sua evoluzione tanto nella musica, quanto nel ballo.

I ritmi creoli e africani vengono influenzati dal bel canto italiano nelle melodie e dall’introduzione del bandoneon , una fisarmonica con bottoni su entrambi i lati inventato in Germania nella prima metà dell’Ottocento da Heinrich Band.

In generale, si può affermare, che tutti gli strumenti sono da subito europei: non vi sono tamburelli o bonghi o altri generi di percussioni, al massimo si batte su un contrabbasso. Il primo ritmo ad influenzare la musica è, però, l’habanera, cui si affianca una struttura melodica elaborata da musicisti di ascendenza europea.

Nella prima decade del novecento si ha il cosidetto “Tango-Habanera”, in cui la gente ballava al ritmo del basso cubano; la struttura strumentale era semplice: una chitarra forniva il ritmo (sullo schema del basso dell’habanera), flauto e violino creavano la melodia. Verso la fine dell’Ottocento venne introdotto il bandoneon a sostituire i due strumenti.

Ma è nel primo ventennio del XX secolo che il tango comincia ad avere la forma che lo ha reso celebre al mondo: “ La prima forma del tango era un’habanera. Seguì il tango-milonga. e poi venne el cuatro, che prevedeva battute in quattro quarti. Ancor oggi ci chiediamo chi abbia inventato questo ritmo. Alcuni dicono Canaro, altri Firpo. Per altri, infine de Caro.

Con l’introduzione del cuatro si modificarono armonia e fraseggio: l’improvvisazione e lo swing dei neri incontravano la tradizione occidentale di polifonia e contrappunto e la struttura dei tanghi prendeva la forma di due parti ripetute due volte secondo lo schema ABAB, abbandonando quella in tre parti di ispirazione nera. Due mondi venivano in contatto: il mondo di chi aveva avuto un’istruzione musicale formale, per lo più d’origine italiana, e quello degli improvvisatori neri.

Ma a contribuire al cambiamento del tango in modo definitivo e avvicinandolo a quello che conosciamo oggi fu l’esportazione dello stesso in Europa, in particolar modo a Parigi.

Il tango arrivò a Parigi nel 1914: i parigini bruciavano di passione per questo ballo, imbarazzando i portenos delle classi più agiate che erano costretti a prendere sul serio la loro danza nazionale. Testimonianza di questa febbre viene da un testo della scrittrice americana Marjorie Howard a Parigi in quegli anni: ” Dalla vita in su hanno una posizione assolutamente eretta, il corpo rimane immobile. I piedi si muovono con precisione squisita, non sembrano quasi lasciare il pavimento.” La postura del Tango Salon aveva invaso la capitale, insieme alla predilezione di tenere i piedi piatti sul pavimento; in un’epoca dove poi non era cosa assolutamente scontata, avvenne con sorpresa una democrazia razziale istintiva, per la quale i ballerini neri danzavano apertamente con donne bianche. Da Parigi il tango si diffuse a Londra, Budapest e San Pietroburgo. Da Parigi giunse persino a Tokyo, dove divenne una tradizione. Negli eleganti saloni parigini insomma si ballava esattamente come nei più infimi locali notturni di Buenos Aires.

In quegli stessi anni la moda era tale che persino il Vaticano si interessò di questo ballo: nel 1924 il ballerino argentino El Vasco Aìn fu invitato nella Biblioteca Vaticana a ballare per Papa Pio IX.  Ballò l’Ave Maria di Francisco Canaro, tagliando ogni riferimento sessuale, indossando un frac mentre la sua ballerina indossava un abito lungo blu scuro. Al Papa piacque. Il tango era aperto al mondo intero.

Il Tango Salon

La pubblicazione nel 1916 a Buenos Aires del testo The argentine tango salon: Method, Technique and Practice of the dance” segnò la svolta culturale con cui una danza spontanea ed improvvisata proveniente dalla strada per la prima volta veniva codificata. In strada coesistevano tanti stili, ma nei primi del Novecento a Buenos Aires stava prendendo piede, pare soprattutto sotto la spinta dei ballerini di origine italiana, il tango liso : fatto soprattutto di camminate e postura elegante (busto eretto).

I ballerini più famosi dell’epoca – El Cachafaz, Aìn ed altri – si appassioanrono ad esso senza abbandonare gli altri stili dell’animazione del barrio; così accanto al tango orillero o il canyengue, si affiancarono il tango salon e liso, dando il via all’incontro fra movimenti più verticali frutto dell’influenza europea, e movimenti con ginocchia flesse e gambe intrecciate fra loro, di derivazione più “nera”.

( Testo redatto dallo staff, nozioni tratte liberamente da il libro “Tango – Storia d’amore per un ballo” di Robert Farris Thompson)

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